• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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17 dicembre

III domenica di Avvento

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Quest’oggi la liturgia ci porta ad incontrare un po’ più da vicino la figura del Precursore, di Giovanni il Battista. Abbiamo ascoltato una specie di interrogatorio da parte di sacerdoti e leviti… i quali non erano propriamente interessati alla sua persona né alla sua predicazione, ma solo si facevano portavoce di altri, devono portare una risposta ad altri.

Giovanni non si tira indietro ma, da profeta quale è, dice di sé utilizzando alcune figure. Anzitutto dice chi non è: non è né il Cristo, né Elia, né il grande profeta. Ma lui si definisce voce… quanta differenza fra la voce e la parola, fra la voce, il suono e il verbo, il contenuto di quel suono che giunge ai nostri orecchi. Giovanni si presenta come voce per lasciare spazio e rilevanza al Verbo di Dio, a colui che è la Parola vera, al Messia.

Se la voce passa, il Verbo resta. È ciò che avviene ogni volta che qualcuno pronuncia una parola: la voce dura giusto l’istante in cui viene emesso il suono, la voce altro non è che il vibrare di onde sonore nell’aria… passate le onde l’aria torna ad essere la stessa, silenziosa tanto quanto prima e l’aria non muta a seconda del peso e della forza dei contenuti veicolati da quella voce che li ha pronunciati.

Invece il Verbo, il contenuto di quella parola che ci raggiunge, quello resta. Se tuo marito, tua moglie o i tuoi figli ti parlano la loro voce ad un certo punto termina, smette di risuonare nella stanza, ma il contenuto di quanto ti hanno detto rimane nel tuo cuore, lo porti con te.

È un po’ ciò che avviene nella liturgia: sono gli spazi di silenzio… non è perché chi presiede è stanco di parlare e allora si ferma qualche istante, non è nemmeno perché la mente abbia modo di vagare e distrarsi un attimo fra un gesto e l’altro… anzi è proprio il contrario, è far sì che zittita la voce possa echeggiare nel nostro cuore il Verbo, il contenuto, il peso profondo di quella parola che ci ha raggiunto. Il silenzio della liturgia è proprio il momento nel quale ci accorgiamo di quanto sono relative le nostre parole, mentre è il Signore ad agire nei nostri cuori.

Giovanni, quest’oggi ci pone davanti proprio a questo, la sua testimonianza nei confronti della luce, non è la luce stessa, ma lui ce ne indica la presenza, l’importanza, ci traccia una direzione perché possiamo incontrare il Signore della nostra vita, il nostro salvatore.

Possa la nostra vita lasciar echeggiare nel nostro cuore la parola che Gesù semina ogni settimana in noi, possiamo in questi ultimi giorni prima di Natale trovare spazi di silenzio e di interiorità per lasciare che quella luce rischiari le nostre vite e nei nostri cuori risuoni la sua Parola di salvezza.