• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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03 dicembre

I domenica di Avvento (anno B)

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Vegliare… attendere rimanendo svegli… è uno stare svegli che è voluto o che è dettato da una necessità… vegliare non è questione di soffrire d’insonnia o di rimanere in un dormiveglia da parte di chi vive notti agitate…

Questa è la consegna che la liturgia in questo primo giorno dell’anno liturgico, in questo primo giorno di avvento ci consegna… la necessità di avere un cuore vigile, un cuore sveglio, un cuore pronto ad accogliere il ritorno di quel padrone che prima o poi tornerà a casa.

Anzitutto, se il padrone torna a casa, vuol dire che noi siamo in casa sua, non lui in casa nostra… quante volte sentiamo il Signore come un ospite scomodo della nostra vita, delle nostre giornate… o comunque quante volte lo sentiamo come ospite, in quanto tale, uno che siamo noi ad accogliere, a fargli un piacere ad aprirgli la porta della nostra casa, della nostra vita… e ci dimentichiamo di essere noi in casa sua…

Il brano di Vangelo ci consegna l’immagine di quei servi ai quali è lasciata in consegna la casa, non perché ne facciano quello che vogliono, ma perché se ne prendano cura con la stessa passione che il padrone stesso avrebbe per le sue cose. Questo è l’incarico di ogni servo, di ogni amministratore di cose altrui… e quanto è grave quando un amministratore confonde i ruoli e si illude di essere diventato il padrone…

Proprio in quanto servi, siamo chiamati ad attendere il Signore che ritorna nella nostra vita, non con la paura di un incontro giudicante, ma con la gioia di chi vede tornare colui al quale ha consegnato la propria esistenza.

Se un qualunque dipendente sa dell’arrivo imminente del suo diretto superiore o dell’amministratore delegato o del proprietario, certamente fa trovare la sua postazione di lavoro il più in ordine possibile, pulita, spazzata, sistema meglio che può le eventuali pratiche arretrate, si fa trovare al suo posto debitamente impegnato…

Se questo è quanto umanamente ci troviamo a fare, pensiamo che per la nostra vita spirituale è la stessa cosa, il Signore viene nelle nostre vite, nelle nostre esistenze, non da ospite magari anche inopportuno perché ci distoglie da tutti i nostri impegni che ci assillano, ma viene come colui che ci ha offerto questa vita, questa casa che siamo noi stessi, la storia e il mondo al quale apparteniamo e ci chiede di attenderlo con il desiderio di incontrarlo, di vederlo, di accoglierlo… anche noi come il personaggio dell’immagine che guida il cammino diocesano di questa prima settimana di avvento, teniamo accesa la nostra lampada, segno di un cuore acceso, disponibile, capace di vegliare e di attendere, riempiamo la nostra attesa di lui, per evitare che senza di lui rimanga solo un’attesa superficiale di cose troppo umane che non sono capaci di saziare il nostro cuore ma solo la nostra pancia. Buon cammino, buona attesa.