• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

19 novembre

XXXIII domenica del tempo Ordinario

Leggi le letture di questa domenica

Sei stato fedele nel poco…

La parabola di quest’oggi ci provoca, quest’uomo se ne va e lascia i suoi beni ai servi, ciascuno di loro riceve qualcosa secondo le proprie capacità. I ragazzi questa settimana hanno risposto a questo brano dicendo che i servi devono essere riconoscenti perché tutti hanno ricevuto qualcosa e perché ciò che hanno ricevuto non era dovuto, non era il loro salario ma un di più… è proprio così, ma non solo hanno ricevuto qualcosa, hanno ricevuto ciò che si addiceva a ciascuno, secondo le loro capacità personali.

Non confondiamo la parola talenti della parabola con i talenti, con le capacità o propensioni che ciascuno di noi ha innate o coltivate nella propria vita… non è questa la direzione di Gesù.

Anzitutto che bello quel 5-2-1, non è una consegna impersonale, per tutti uguale, anonima, ma il Signore ci conosce bene, nel profondo e non ci consegna più di quanto possiamo portare. Pensiamo ad un’escursione in montagna, se in tre partono, un ragazzino delle elementari, un adolescente che è la prima volta che sale in montagna e un esperto alpinista, io mi auguro che i loro 3 zaini saranno diversi e non esattamente uguali, per essere equi, non devono pesare esattamente allo stesso modo, ma devono rispettare la costituzione e l’esperienza di ciascuno. Per cui il fatto che il ragazzino più giovane avrà uno zaino più leggero non è questione di sfiducia o di svantaggio nei suoi confronti, anzi, è proprio il metterlo nelle condizioni migliori per poter camminare e far fruttare il contenuto dello zaino… avere infatti un bello zaino pesante e non riuscire ad uscire dal parcheggio dove lasci l’auto forse non è propriamente far fruttare il contenuto dello zaino.

Così è per quei tre servi, ma così è per la vita di ciascuno di noi, il Signore non ci schiaccia con dei pesi che non possiamo sopportare, 5-2-1 sono proprio la misura delle nostre forze.

Ma se questa è la grazia che ci raggiunge, questa grazia ha bisogno di essere riconosciuta e trasformata in vita vera, in vissuto quotidiano. Non possiamo nascondere sotto la terra dei nostri affari quotidiani la grazia che ci raggiunge, per paura che questa grazia in qualche modo coinvolga la nostra vita, che la interpelli, che abbia qualcosa da dire al nostro modo di scegliere e di decidere… altrimenti anche noi, come il terzo servo, in fin dei conti stiamo dicendo al Signore che abbiamo paura che il suo dono non sia dopo tutto qualcosa di buono per me. Chiediamo al Signore la grazia della riconoscenza per il dono di grazia che avvolge la nostra vita e chiediamo di aprirci ogni giorno affinché questo dono ci interpelli nel cammino di conversione personale e comunitario, affinché nel nostro sentirci fratelli, tutti destinatari di questa grazia, sappiamo aprire i nostri occhi anche a chi è intorno a noi e a volte non ha nemmeno il necessario per vivere.