• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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05 novembre

XXXI domenica del tempo Ordinario

Festa della dedicazione della Basilica

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Stiamo celebrando la festa della dedicazione di questa basilica e il vangelo che abbiamo appena ascoltato ci riporta proprio al centro del significato del nostro incontrarci in questo luogo.

Il rischio che corriamo ogni giorno, infatti, è quello di fermarci ad un livello di esteriorità… ad un bisogno di far vedere fuori qualcosa che non corrisponde a ciò che c’è dentro… potremmo dire che il rischio che ancora oggi si perpetua da quegli scribi e farisei di cui parlava Gesù, è quello che anche noi abbiamo ad allargare i nostri filatteri… è un edificio bello e ricco di opere e di storia quale è questo dove stiamo celebrando può proprio illuderci che stia nella preziosità o nella suntuosità delle opere a risiedere la dignità della celebrazione e la possibilità di un incontro autentico con il Signore.

Quante volte poi ci illudiamo di dover moltiplicare i gesti o le parole, quasi che quanto ci consegna il Signore attraverso la Chiesa non basti per incontrarlo veramente… quante frange ci troviamo ad allungare nella nostra vita di fede… quante volte il nostro cuore è da un’altra parte rispetto a ciò che vogliamo mostrare all’apparenza…

Il Signore ci mette in guardia rispetto a questo, ci chiede di essere trasparenti, ci invita a rendere vita quello che celebriamo tutti insieme qui, intorno a questo altare.

Se la preghiera rimane solamente una serie di parole, un bel monologo lanciato verso il Cielo, ma non lasciamo che quella stessa preghiera pervada il nostro cuore, lo inzuppi un po’ come una spugna, quella preghiera, anche nella pratica più alta quale è la celebrazione che stiamo vivendo, rimane sterile e arida… non perché l’acqua non sia capace di bagnare ma perché se quella spugna la tengo stretta in mano e non le faccio toccare l’acqua… mai si ammorbidirà per diventare capace di accoglierla.

Questa celebrazione ci aiuti a riconoscere ogni giorno che non è questione di dove celebro l’Eucarestia o dove mi trovo a pregare fisicamente… ma la questione fondamentale che dovrebbe preoccuparci ogni volta è dove si trova il mio cuore in quel momento e che disponibilità ho a far sì che il mio cuore si lasci inzuppare dalla mia preghiera, che la mia vita sia implicata veramente nella mia preghiera, quanto sono disposto a mettermi in gioco in prima persona perché i miei atti di fede diventino vita autentica, diventino porta per la mia conversione personale, allora e solo allora anche queste pietre e queste opere ci aiuteranno ad incontrare il Signore con tutto noi stessi.