• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

08 ottobre

XXVII domenica del tempo Ordinario

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Quanto è grande la differenza fra l’essere padroni e l’essere amministratori di qualcosa. L’amministratore è chiamato ad occuparsi di ciò che ha tra le mani con la stessa cura che ha il padrone, ma con una caratteristica in più… il riconoscere in ogni momento la necessità di rimandare alla volontà del padrone ogni scelta… cioè: quando un amministratore prende una scelta è chiamato a farla in conformità a ciò che farebbe il proprietario del bene stesso, perché quel bene non è una cosa sua ma qualcosa che gli è affidato.

C’è poi un’altra caratteristica, la gratitudine nei confronti del padrone stesso per la fiducia e la stima riposti nell’amministratore. Quante volte però non riusciamo a vivere di gratitudine verso il Signore e verso i nostri fratelli, spesso viviamo di risentimenti, di rivendicazioni, viviamo in un grigiume e un piattume come se nulla ci fosse donato ma tutto ci fosse dovuto.

È proprio l’immagine di quei vignaioli, chiamati ad amministrare, coltivare quella vigna secondo la volontà del padrone: far sì che produca frutti e che quei frutti rallegrino la tavola del padrone. Ma i vignaioli perdono di vista la grandezza e la portata del loro incarico e, avidi di potere, pieni di ingratitudine e pieni di sé si arrogano il diritto di rifiutare al padrone quanto lecitamente gli spetta.

Quanti emissari invia il padrone per far comprendere l’errore nel quale sono caduti i vignaioli, arriva perfino ad inviare il proprio figlio, ma nulla, non vogliono comprendere…

Certamente era un discorso rivolto ai grandi del popolo d’Israele, ma non possiamo sentirci superiori ed esonerati dall’ascolto fruttuoso di questa parola. Anche noi potremmo cadere nel pericolo di diventare pessimi amministratori, di non riconoscere la grazia del battesimo che ci è stata donata, non riconoscere la grandezza della possibilità della conversione che ogni giorno ci è posta fra le mani perché possiamo seguire sempre più da vicino il Signore.

Quante volte cerchiamo anche fra battezzati, fra membri della stessa comunità, di schiacciarci a vicenda, di ritagliarci un posto, una posizione… non importa quale, l’importante è che sia ben visibile da parte di tutti gli altri, quante parole cattive che sono come quelle bastonate, uccisioni, lapidazioni, che i contadini hanno dato ai loro fratelli emissari del padrone…

Rendiamo lode al Signore che ci ha chiamati a collaborare nella sua vigna perché porti sempre più frutti, cerchiamo di comprendere la volontà del Signore per rimandare a lui i frutti che la vigna produce, non mancherà la sua ricompensa.