• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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24 settembre

XXV domenica del tempo Ordinario

Leggi le letture di questa domenica

Veramente la prima lettura ci aiuta ad entrare in profondità del brano di Vangelo di questa domenica… “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”…

La parabola degli operai che abbiamo appena ascoltato sembra proprio esplicitarci infatti questo: il Signore pensa, agisce ed ama… su un altro piano.

È sempre affascinante osservare questo padrone che continuamente esce di casa e si reca sulla piazza in cerca, sì il Signore è in cerca dell’umanità, quell’umanità che ama fin nel profondo, con tutto sé stesso, di un amore più grande di quanto noi possiamo immaginare. Il Signore ci cerca, mi cerca, ti cerca… a tutte le ore della giornata e ti invita ad andare nella sua vigna. Solo ai primi prospetta la ricompensa, agli altri dice solo quello che è giusto… anzi, agli ultimi nemmeno parla di una ricompensa…

Che bello sentirci cercati e quanto è rassicurante e pacificante riconoscere che al Signore non importa quante ore di lavoro impieghiamo nella sua vigna…

I primi sono andati nella vigna perché attendevano una ricompensa ben precisa, anzi quando hanno visto la ricompensa di chi aveva lavorato meno ore di loro, subito si sono messi a fare dei calcoli sperando di ricevere una ricompensa proporzionale alle ore di lavoro. Possiamo dire che i primi non hanno proprio incontrato il Signore di quella vigna, quei primi non si sono sentiti cercati, accolti, amati… quei primi hanno lavorato non per amore di colui che li ha chiamati ma solo per amore di sé stessi e della ricompensa attesa.

Quanti calcoli mentali facciamo nella nostra vita… faccio questo così, poi l’altro si sente in debito e farà questo per me… e quante rivendicazioni più o meno ad alta voce ci troviamo a fare – e quelle che rimangono chiuse nel cuore spesso sono più pericolose di quelle esplicitate perché diventano rancore e risentimento – io ho fatto, questo, questo, quest’altro… meriterei considerazione, meriterei riconoscimento… ma l’altro non ha fatto quello che mi aspettavo…

Quando ci comportiamo così verso il Signore o verso i nostri fratelli possiamo dire di essere gli operai della prima ora che aspettano solo il loro denaro… anzi aspettano qualcosa di più perché non possono essere trattati come gli altri…

Il cuore del Signore, però, è il cuore di un padre che ama e che vuole anzitutto incontrare quegli uomini oziosi sulla piazza, dare un senso alla loro e alla nostra vita, vuole riversare su di loro e su di noi il suo amore, la sua grazia che è assolutamente più grande di ogni nostro sforzo e merito. Non trattiamo il Signore come un datore di lavoro, ma riconosciamo in lui un cuore di Padre che batte per ciascuno dei suoi figli.