• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

10 settembre

XXIII domenica del tempo Ordinario

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Quest’oggi il Vangelo ci pone di fronte ad un argomento che nella storia della Chiesa possiamo dire essere sempre stato piuttosto scottante e, altrettanto, possiamo dire che non ha perso di temperatura nell’epoca contemporanea. In effetti se in passato, a volte si è corso il rischio di interpretare queste parole nella direzione della condanna per quanti si ponevano in maniera critica nei confronti della fede o per quanti anche solo la pensavano in maniera un po’ diversa, oggi il pendolo corre il rischio di essere dall’altra parte, dove a causa della tanto declamata privacy o del crescente individualismo, che altro non sono che i due lati della stessa medaglia, si corre il rischio di non potersi non solo correggere ma, a volte, nemmeno confrontare rispetto ad atteggiamenti o a dimensioni di bene o male.

Ma, forse, potremmo azzardarci a dire che il Signore ha poco a che fare con questo pendolo… Lui sta da un’altra parte e, con lui, anche il significato e la portata di questa pagina evangelica. Anzitutto, infatti, Gesù sottolinea la dimensione ecclesiale della nostra vita di fede, una fede che non può essere vissuta da soli in un intimismo nel quale esisto solo io e il “mio dio”… magari anche ritagliato a modo mio… ma la fede si dà sempre e comunque all’interno di una dimensione comunitaria e, quindi, di fraternità. La vita di fede deve aprirci a scoprire intorno a noi dei fratelli che, proprio come noi, stanno camminando in cerca del Signore. Ricerca che non sempre è facile e proprio per questa ragione ha bisogno di lasciarsi condurre.

È proprio scoprendo accanto a me il volto e il cammino di un fratello che io sono aiutato e portato a scoprire che l’orizzonte della mia vita di fede è un “Padre nostro”. È un Dio che sì ama me in modo personale ma non mi ama in modo individuale, bensì quale fratello in mezzo a fratelli. Proprio per questo ci chiede di non essere soli ma di riunirci perché lui è in mezzo a noi proprio nel momento nel quale ci riuniamo nel suo nome.

Quante volte corriamo il rischio anche noi, di confondere questa parola con l’autorizzazione ad ergerci come giudici dei nostri fratelli, di poter sputare sentenze a destra o a manca, magari arrogandoci anche il diritto di sentenziare dei sì o dei no che nulla hanno a che vedere con il Signore…

Il Signore apra gli occhi del nostro cuore affinché anche in questa società che cerca di chiuderci in noi stessi possiamo scorgere il fratello di fede che ci sta accanto, non per porci in concorrenza ma per sorreggerci vicendevolmente nel nostro cammino comune incontro al Signore, allora sì sapremo ricevere e restituire la dimensione di una vera correzione fraterna.