• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

20 agosto

XX domenica del tempo Ordinario

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Certamente suscita in noi molta tenerezza e compassione il grido di questa donna, di questa madre Cananea e molto probabilmente Gesù non ci si presenta di primo acchito propriamente educato, disponibile, simpatico… chissà quante chiacchiere susciterebbe oggi un atteggiamento simile e il dubbio è anche se queste chiacchiere sarebbero capaci di trasformare le persone, come lo è stata la risposta di Gesù e la capacità di accoglierla di quella donna.

Sì perché in fin dei conti potremmo dire che oggi abbiamo ascoltato un duplice miracolo, non solo quello della guarigione della figlia tormentata dal demonio, ma anche quello della guarigione – potremmo dire – degli occhi del cuore di quella madre.

Il brano infatti parte presentandoci una situazione al di fuori del popolo di Israele e una donna che non crede nel Dio di Israele ma che probabilmente ha sentito parlare di Gesù come di un profeta taumaturgo, capace di operare dei miracoli di guarigione e, potremmo dire, si getta a capo fitto su di lui sperando di ottenere semplicemente quel servizio che a lei sta tanto a cuore, ma senza che questo in qualche modo abbia qualcosa da dire alla sua vita.

Ma la presenza di Gesù non è nella direzione del fare i miracoli… ormai è la terza domenica di fila che ci ripetiamo questo: Gesù non è un populista che cerca di attirare le folle con gesti eclatanti, i suoi gesti sono posti in quanto sono chiamati a suscitare o risvegliare la fede nel cuore di quanti li ricevono o vi entrano in contatto.

Ecco quindi che all’inizio Gesù si tira indietro, affinché la donna trovi la possibilità di fare un passo avanti nella sua fede. Se Gesù avesse schioccato le dita rispondendo immediatamente con un prodigio a quella richiesta non avrebbe mostrato nulla di diverso rispetto a qualunque mercante… non offriva prodotti ma medicamenti prodigiosi che a richiesta potevano essere somministrati… invece proprio la ritrosia del Maestro permette alla donna di guardare oltre, di andare al di là della necessità contingente della guarigione della figlia e di fare quel passo di fede.

L’immagine del cagnolino a noi da un lato sembra un’offesa forte, dall’altro lato magari ci sembra un onore visto come sta evolvendo la nostra cultura… ma nel brano il cagnolino è ben diverso dal figlio, eppure la donna riconosce che anche il cagnolino è oggetto di cura da parte del suo padrone, pur non sedendo a tavola e non nutrendosi come il resto della famiglia… la donna si appella a quella cura da parte di Dio, si riconosce sua creatura e chiede a Gesù di non abbandonarla, non più come il taumaturgo prodigioso ma come colui che manifesta proprio questa cura del Padre.

Il Signore ci aiuti a riconoscerci ogni giorno oggetto di cura da parte del Padre e a cogliere che anche le piccole briciole sono via di salvezza.