• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

06 agosto

Trasfigurazione del Signore

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Signore è bello per noi essere qui!

Questa è la frase che Pietro, estasiato per quella visione della quale Gesù l’ha reso partecipe insieme ai Giacomo e Giovanni pronuncia. Un evento tanto straordinario, di una sublimità esagerata da non volersene staccare. Il Signore si mostra a loro in tutta la sua gloria per prepararli a quel momento tanto tragico e duro che li attende nel momento della sua passione e morte in croce. Questa visione permetterà loro di avere un orizzonte di speranza davanti agli occhi, di poter tenere una luce accesa pur nella grande oscurità rappresentata da quei giorni di rifiuto e di morte.

È bello per noi essere qui… Pietro, con questa frase molto semplice ci esprime tutto il suo desiderio di partecipare a questo evento e ci fa cogliere anche la sua disponibilità a collaborare affinché possa durare il più possibile.

Potremmo chiederci quest’oggi se qualche volta è capitato anche a noi di esprimere il nostro desiderio di stare con il Signore, se stare con lui ci risulta così bello come lo fu per Pietro, Giacomo e Giovanni o se, invece non ci risulta piuttosto qualcosa di pesante, di incombente, qualcosa che in un certo qual modo ci distoglie da quelle cose tanto importanti che dobbiamo svolgere nella nostra vita.

Non sto parlando direttamente della celebrazione eucaristica, ma della nostra relazione personale e comunitaria con il Signore.

Eppure questa bellezza non è destinata a durare, a diventare la situazione normale, ad essere prorogata, quella bellezza sperimentata sulla loro pelle, i tre discepoli sono chiamati a portarla giù da quel monte, a riportarla nella valle della vita quotidiana, della vita comunitaria con gli altri discepoli, in quella predicazione alle folle, in quel rifiuto che via via si fa più forte nei confronti del Maestro.

Così è anche per la nostra vita spirituale, ci auguriamo di percepire l’incontro con il Signore come qualcosa di bello, di desiderabile, qualcosa che illumina la nostra vita, che ci apre ad una speranza non futile o vana, ma la speranza nel Signore della storia… Chiediamo che quanto sperimentato non rimanga una bella parentesi nella nostra vita, qualcosa di circoscritto ad alcuni momenti particolari, ma abbiamo il coraggio di portarlo a valle, di portarlo fuori da questa chiesa, lì dove viviamo la nostra vita di ogni giorno, che spesso, proprio come quella dei discepoli non è una vita facile perché ci fa stare fuori dal coro, possano le persone che incontriamo cogliere dal nostro sguardo luminoso la bellezza dell’incontro che abbiamo fatto, riconoscano nelle nostre azioni quanto è grande la nostra speranza.