• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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02 luglio

XIII domenica del tempo Ordinario

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Quanto è esigente il Vangelo di oggi! Si tratta di un brano che dovrebbe farci sobbalzare, di un brano scomodo… stiamo attenti al rischio dell’abitudine, dell’ammorbidire o accomodare le cose affinché non ci diano troppo fastidio…

È questo un rischio sempre pronto a pervaderci, il rischio delle mezze risposte che non ci coinvolgono in prima persona, che ci permettono di mimetizzarci, di nasconderci, di deresponsabilizzarci rispetto alla nostra esistenza.

Oggi il Signore ci chiede di prendere posizione e nel nostro prendere posizione nei suoi confronti ecco che daremo a lui una posizione nella nostra vita. Ogni momento e ogni scelta della nostra esistenza sono sempre caratterizzate dal prendere posizione, a favore o contro… solo chi vive nell’ambiguità e nella meschinità si nasconde e aspetta che altri prendano posizione per poi mettersi dalla parte della maggioranza o di quelli che alla fine risultano i vincenti…

Un genitore prende posizione ogni giorno nei confronti dei propri figli, sono i sì e i no che ogni volta è chiamato a pronunciare… ma ci immaginiamo come crescerebbero o sarebbero cresciuti gli stessi figli se avessimo sempre risposto in maniera accomodante oppure non avessimo risposto per non metterci la faccia e aspettando di vedere alla fine il risultato? Probabilmente il risultato educativamente e affettivamente sarebbe stato un fiasco completo… lo stesso vale per ogni ambito della nostra vita…

Il Signore oggi non viene a mettersi in concorrenza con i nostri affetti, ma ci chiede di dare il giusto valore alle cose e di avere il coraggio di risposte serie, convinte e responsabili. Il Signore ci chiede di amarlo più di ogni altra cosa, perfino più dei genitori – e questa è un esperienza comune a tutti -, o dei figli – per chi ha la fortuna di averne -; ma non solo ci chiede di amare lui perfino più di noi stessi, della nostra stessa vita… ci verrebbe da dire che qui sta di sicuro esagerando, ci verrebbe da fare almeno una scrematura delle sue parole… ma in realtà non è che… no! Il Signore senza giri di parole ci dice che dobbiamo guardare a lui come ciò di più importante che abbiamo. Le nostre relazioni sono sempre qualcosa di finito, sono caratterizzate dai nostri limiti e difetti, dalle incomprensioni, assolutizzare una relazione umana, anche la più bella come quella genitore-figlio, o assolutizzare se stesso alla fine ci fa perdere il senso della nostra esistenza… la relazione vera è una relazione di libertà, non di schiacciamento… io non sto amando una persona se voglio che sia sempre appiccicata a me… Gibran nel suo poema “Il matrimonio” scrive:

Amatevi reciprocamente ma non fate dell’amore un laccio…

le corde del liuto son sole benché vibrino della stessa musica.

Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.

Poiché solo la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.

Consegniamoci a questa mano della Vita, con fiducia di essere da lui custoditi, riconoscendo che con Lui anche le relazioni umane assumono la dimensione della pienezza, lui le esalta non le schiaccia perché in lui abbiamo la certezza di non perdere la nostra ricompensa.