• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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18 giugno

Solennità del Corpo e Sangue del Signore

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Se uno mangia di questo pane vivrà… il pane è vita, lo sapevano gli antichi… e anche i nostri nonni, oggi noi abbiamo un po’ perso di vista questo perché siamo convinti che il pane ci faccia solo aumentare di peso e per questioni di linea e di “prova costume” via via abbiamo cancellato questo alimento base dalle nostre tavole.

Il pane, il segno da sempre di ciò che ti nutre in maniera sana e che ti fa crescere. Tu lo prendi, lo mangi e trasformi in parte di te gli elementi di cui il pane è composto. Ma se questo è quanto avviene con il cibo che troveremo sulle nostre tavole tornando a casa, non è così invece per quel pane che ci verrà offerto su questa tavola. Gesù si offre a noi nel pane e nel vino che saranno, dopo la consacrazione il suo Corpo e il suo Sangue. Nulla cambierà esteriormente, gli elementi fisico-chimici di cui sono composti il pane e il vino resteranno gli stessi eppure qui su questo altare avverrà il miracolo più grande della storia: il pane e il vino diventano il Corpo e Sangue di Gesù, diventano tutta la sua vita, la sua esistenza che si offre a noi e, di nuovo, ecco che avviene poi qualcosa di diverso rispetto al pane delle nostre tavole: infatti ricevendo la comunione, non saremo noi ad assimilare gli elementi nutritivi della particola, ma sarà Gesù ad assimilare noi a lui, sarà lui a farci sempre più simili a lui.

È l’evento più straordinario della storia, il miracolo che tutti i giorni si ripete su tutti gli altari del mondo. Gesù che si rende nostro cibo per farci sempre più simili a lui.

Ed uscendo dalla Messa, con Gesù nel nostro cuore e nel nostro corpo ecco che ogni domenica compiamo la più autentica delle processioni eucaristiche, portiamo Gesù nelle nostre case, nelle nostre strade, non come un oggetto da vedere o come il modo di sfoggiare ricchezze antiche che a volte crediamo abbiano più valore di quel pezzo di pane… ma proprio come la presenza reale di Gesù in mezzo alla nostra storia perché è dentro di noi e noi siamo sempre più simili a lui.

Abbiamo il coraggio di essere noi l’autentico ostensorio vivente di Gesù, portiamolo lì dove viviamo, dove la gente soffre, dove la giustizia sembra un valore dimenticato, dove l’amore è ferito o infranto, dove la verità fa male ma dove la chiacchiera cattiva fa ancora più male perché intacca il tessuto comunitario… con la nostra vita nutrita di lui portiamo la sua presenza vivificante, affidiamo a lui quanto non possiamo cambiare noi.

Nutriamoci di lui ogni volta che veniamo alla Messa, sentiamo il bisogno di questo nutrimento che ci aiuta a camminare sulle sue vie, a tenere lo sguardo orientato verso il cielo, verso di lui.