• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

04 giugno

Pentecoste

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Il brano di Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci riporta a quel primo giorno della settimana: alla sera di Pasqua. Gesù appare ai suoi discepoli chiusi nel cenacolo impauriti per il rischio che le autorità facciano fare anche a loro la stessa fine del Maestro.

La prima consegna che il Risorto fa alla comunità riunita è la Pace. Una pace interiore, spirituale. La Pace che sorge dal riconoscere che non è tutto finito, che la morte non ha vinto, che le autorità giudaiche non hanno avuto la meglio rispetto all’annuncio della Buona Novella. Gesù offre una pacificazione dell’anima, che non è il mettersi il cuore in pace di chi vive nella rassegnazione che tanto non c’è nulla da fare, ma la pace di chi riconosce che il bene e la vita ha vinto, che la morte è stata sconfitta, quindi qualunque cosa avvenga non ci può più schiacciare.

Certo non è qualcosa di umanamente facile e immediato, eppure quando riusciamo a consegnarci e affidare le nostre scelte, le nostre vite… perfino i nostri errori e fatiche nelle mani del Signore, ci accorgiamo che il nostro Spirito viaggia con una marcia in più, che non è qualcosa di nostro, non è una qualità umana di chi è particolarmente ottimista o illuso, ma è la grazia di Dio che si manifesta nel condurci per le strade del mondo e della nostra vita, accompagnati da lui.

E il Signore ci accompagna proprio per mezzo del dono dello Spirito Santo, quello spirito esalato dall’alto della croce e poi consegnato la sera di Pasqua ai discepoli e disceso il giorno di Pentecoste, come oggi stiamo celebrando. Questo Spirito è stato consegnato alla Chiesa, anzi ha fatto nascere la Chiesa e l’ha inviata nel mondo intero. Se dopo 2000 anni siamo ancora qui riuniti a celebrare l’Eucarestia, nonostante tutti gli sbagli e le imperfezioni dell’umanità è proprio perché lo Spirito ogni giorno soffia su di noi e ci conduce all’incontro più grande della nostra esistenza che è quello con il Padre Celeste. E la consegna fatta alla Chiesa è duplice: anzitutto andare… io mando voi. I discepoli sono chiamati a non restare chiusi nel cenacolo nelle loro sicurezze e comodità, ma sono chiamati ad andare ad annunciare il Signore Risorto a tutti gli uomini, così è per noi, siamo chiamati a portare Gesù nelle nostre vite, nelle relazioni di ogni giorno vissute nell’abbandono fiducioso a quella pace che il Signore ci ha offerto, relazioni vissute nel rispetto reciproco, nella fiducia, nella serenità… e nel perdono, ecco il secondo mandato. Noi siamo chiamati ad offrire il perdono dei peccati, non perché siamo bravi, non perché le cose dolorose non ci tocchino, non come se offrissimo qualcosa di nostro, ma offrire il perdono del Signore, proprio perché lui per primo l’ha offerto a noi, solo riconoscendoci perdonati possiamo essere capaci di perdonare.

Lo Spirito Santo guidi i nostri passi sui sentieri della nostra vita.