• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

07 maggio

IV domenica di Pasqua

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Gesù si presenta a noi, quest’oggi, come il pastore delle pecore, colui che delle pecore si prende cura, le protegge, le conduce perché trovino acqua e cibo…

Colpisce molto la familiarità che traspare dal brano tra il pastore e le sue pecore… è una relazione molto stretta, bella, di fiducia e amore reciproci. Sì perché il pastore le conosce e le chiama ciascuna per nome, non sono un gruppo qualunque, ma le conosce, le ha rese parte della sua vita. Allo stesso tempo, le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.

Sappiamo che, se Gesù è il pastore, noi siamo le pecore. Purtroppo l’immagine della pecora, oggi è intaccata dall’immagine negativa di chi segue la massa senza comprendere dove sta andando, senza scegliere ma assecondando quello che fanno tutti… la definizione di essere dei pecoroni…

Ma per un cristiano non è così… non siamo pecoroni perché non seguiamo ogni voce che ci raggiunge ma siamo chiamati ad ascoltare e riconoscere la voce del pastore. Questa è una voce diversa, è una voce carica di amore ma soprattutto è chiamata a diventare una voce sempre più conosciuta da parte di un cristiano. Gesù ci parla, ci rivolge la sua parola, una parola di vita… io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Le pecore seguono quella voce perché hanno imparato ad ascoltarla, a riconoscere che non è una voce di perdizione ma la voce che conduce verso la vita.

Quanta fatica facciamo, a volte, a dare ascolto alla voce del Pastore della nostra vita, quante altre voci ci raggiungono nel corso di una settimana, voci che ci illudono di essere più degne di fiducia rispetto a quella del Pastore, eppure voci che non portano da nessuna parte perché non hanno a cuore la nostra vita, la nostra salvezza, bensì proprio come nell’immagine del ladro e del brigante, sono voci che ricercano il proprio interesse il proprio tornaconto, voci che illudono, che ammaliano, ma poi ti lasciano a mani vuote… ma soprattutto con il cuore vuoto.

Riconosciamo in Gesù il solo nel quale la nostra esistenza può trovare la salvezza, affidiamoci a lui. Chiediamo la grazia di avere un cuore capace di riconoscere la sua voce, perché si è reso familiare con Lui. Perché una voce sia riconoscibile in mezzo al frastuono di mille altre, bisogna averla ascoltata e riascoltata, averla fatta entrare nel nostro cuore oltre che nelle nostre orecchie. Così è per la Parola di Dio, per la voce del Pastore, proviamo ad aprire le orecchie del cuore e scopriremo che il Pastore della nostra vita ci cerca per il nostro bene e la nostra salvezza.