• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

05 febbraio

V domenica del Tempo ordinario

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Siamo il sale e la luce. Sì, lo siamo in quanto battezzati. Gesù ci dice voi siete e non siate… sembra un gioco di parole, ma dietro c’è la fiducia nella grazia. Se Gesù ci avesse detto siate il sale, siate la luce… sarebbe stato un invito a darsi da fare per diventare tali, sarebbe stato un segno della nostra forza di volontà, del nostro impegno… di quanto siamo bravi.

Invece Gesù utilizza l’indicativo, ci dice che noi lo siamo, non per merito nostro, ma per grazia sua, il battesimo ci rende sale e luce per il mondo. Ci rende capaci di dare sapore e di illuminare l’esistenza… ma per far questo è necessario lasciare che la grazia si possa esprimere, possa venire allo scoperto. Schiacciare l’azione della grazia nella nostra vita, cercare di fare di testa nostra come se il Signore fosse un accessorio più o meno inutile dell’esistenza umana, magari relegato a qualche momento… è un po’ come perdere il sapore. Se il sale perde il sapore non serve più a niente. Se un cristiano perde il sapore, come potrà essere significativo per quanti gli passano accanto?

È bella l’immagine del sale perché mediamente, salvo poche pietanze, è chiamato a scomparire e ad agire dall’interno dei cibi per offrire loro il sapore. Così è per noi cristiani: nella società siamo chiamati a scomparire ma a lasciare il segno con il sapore che possiamo diffondere, non perché portiamo una bandiera, ma offriamo un senso e un significato profondo alle nostre scelte, alla nostra vita.

E il cristiano è la luce del mondo. Qualcosa che, proprio come il sale non serve per sé, ma serve in quanto si rivolge verso altro da sé. Una candela o una lampada non serve per dire quanto è carina la fiammella che produce, non serve per fasi vedere, ma serve nella misura in cui permette di illuminare quanto c’è intorno. Ogni luce che accendiamo ha senso nella misura in cui è orientata a mostrarci la strada, le cose, le persone che sono accanto a noi. Se accendo una luce in una stanza chiusa a chiave e dove non c’è nessuno questa cosa è inutile. La luce ha senso nel momento in cui si offre per il bene di chi le sta intorno.

Anche noi cristiani dobbiamo cercare di essere luce per quanti sono intorno a noi, aiutarli a fare luce sulle vicende della vita, di nuovo una luce che non dipende da noi ma è quella luce di Cristo che ci è stata consegnata il giorno del nostro battesimo.

Chiediamo al Signore di fidarci della gratuità del sale e della luce che non trattengono nulla per sé ma assumono significato proprio in quanto si offrono per chi si avvicina a loro; la gente che si avvicina noi, possa riconoscere in noi la trasparenza del Padre e così renda gloria a Lui.