• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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22 gennaio

III domenica del Tempo ordinario

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Siamo sulla riva del mare, insieme con Gesù e con gli abitanti di Cafarnao. Lui giunge come la grande luce della profezia di Isaia per illuminare il popolo, per aprire i loro cuori all’accoglienza della Parola di Dio, un’accoglienza nuova, che chiede a ciascuno di essere nuovi dentro, di essere capaci di cogliere la novità che il Signore sta seminando nella nostra storia, per farla nostra e portare frutti buoni, frutti di conversione. Sì perché Gesù non inizia a parlare ai pagani, a coloro che della Bibbia o della fede di Israele non sapevano nulla, al contrario, Gesù parla ai suoi connazionali, a quella gente che sapeva bene cosa chiedeva Dio nell’alleanza fatta con i loro padri, con Abramo prima e con Mosè poi…

Il popolo era consapevole di essere il popolo della promessa, i destinatari dell’azione potente di Dio… eppure a loro le prime parole che rivolge Gesù sono proprio quelle nell’ordine della conversione, di annuncio che il Regno dei cieli è vicino. Questo annuncio risuona anche per noi, oggi, il bisogno di conversione, di riconoscere nel presente, nella nostra vita la novità che Gesù è venuto a portare, la novità di Dio. Siamo chiamati ad interrogarci, a convertirci rispetto ad un modo di vivere che ci chiude in schemi precostituiti… pensiamo al popolo di Israele quante leggi comportamentali e rituali aveva e rispettava alla lettera ogni giorno, eppure Gesù dice loro di convertirsi… quante cose facciamo anche noi, oggi, ed anche a noi chiede conversione… ma è da quando sono bambino che mi viene annunciato il Vangelo, che vado a Messa, che prego, che cerco di rispettare i comandamenti… sì, può essere, eppure sono chiamato a convertirmi, a sentire la vicinanza del Signore alla mia vita e alla mia storia e instaurare con Lui una relazione, un incontro, non l’esecuzione di un compito abitudinario.

Ed è quello che è successo alle 2 coppie di fratelli che hanno ricevuto la chiamata, l’invito di Gesù ad andare dietro a lui: all’invito di Gesù ad andare dietro a lui hanno prontamente risposto lasciando le reti per seguirlo. Non si sono posti il problema della barca, di chi avrebbe portato avanti l’azienda di famiglia, di quale sarebbe stata la meta, di quanti chilometri avrebbero fatto ogni giorno, di quale paga avrebbero ricevuto… hanno colto la voglia di quel Maestro di instaurare una relazione personale con loro.

È quanto Gesù chiede anche a ciascuno di noi quest’oggi: vieni dietro a me. Sì, andiamo dietro a lui, diventiamo suoi discepoli nella nostra vita, lì dove la nostra storia ci ha posti, con quelle attività che siamo chiamati a svolgere ogni giorno, eppure riconoscendo in queste che lui ci sta davanti, che stiamo camminando dietro a lui, allora anche le piccole o grandi scelte di ogni giorno assumeranno un sapore diverso, il sapore della gratuità di chi scopre di far parte di quel disegno di novità che Dio ha pensato per l’umanità intera.