• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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08 gennaio

Festa del Battesimo di Gesù

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Ci siamo appena lasciati dietro le spalle la solennità dell’Epifania, Gesù Bambino adorato dai Magi, ed ecco che la liturgia ci pone davanti a Gesù trentenne, quegli anni di vita nascosta, ordinaria, anni nei quali Gesù ha potuto assaporare la nostra stessa esistenza e crescere come ogni uomo.

Questa domenica potremmo dire che fa un po’ da ponte fra il tempo di Natale e il tempo ordinario, proprio come l’esperienza del battesimo di Gesù ha segnato il passaggio da quella vita nascosta alla sua vita pubblica. Si tratta di un battesimo, il suo, diverso dal nostro, ovviamente.

Gesù viene al Giordano, lo stesso Matteo evidenzia proprio questo passaggio dalla vita nascosta in Galilea alla vita pubblica. Giovanni stava battezzando come segno di conversione, Gesù si accosta perché si adempia ogni giustizia, così dirà al Battista… Gesù vuole unirsi ai peccatori non in quanto peccatore ma per offrire loro la salvezza, come segno di vicinanza, Dio che non solo si è fatto uomo, come abbiamo celebrato negli scorsi giorni, ma addirittura si è posto accanto agli ultimi, ai più bisognosi, ai peccatori.

Ed ecco che l’uscita dall’acqua è segnata da quella teofania, da quei cieli aperti, dai quali scende lo Spirito Santo e la voce del Padre… è la manifestazione della SS. Trinità e il sigillo stesso dell’azione del Figlio, quasi che il Padre in questo modo avesse voluto confermare che ciò che Gesù stava facendo era proprio la realizzazione del disegno d’amore di Dio stesso.

Sì, l’amore è la parola cardine di questa giornata conclusiva del nostro cammino diocesano. Gesù ponendo questo segno, potremmo dire che rende partecipi tutti noi di quel suo essere il Figlio amato. Non vuole tenere per sé la sua condizione di Amato, al contrario il suo desiderio è quello di rendere partecipi tutti noi di questo amore del Padre.

Noi normalmente siamo gelosi delle nostre cose, per cui non vogliamo che altri utilizzino le cose che sono di nostra proprietà, o quanto meno desideriamo che ci venga chiesto prima di utilizzare ciò che è nostro e questa è una questione anche di rispetto reciproco, puramente umano… Gesù non fa così, ciò che è pura prerogativa sua, il suo essere Figlio amato del Padre lo condivide con noi, proprio quello scendere nell’acqua del Giordano insieme ai peccatori ci fa percepire che anche noi, in lui possiamo considerarci figli amati.

Possa quest’anno che si apre davanti a noi, aiutarci a riconoscere proprio questo amore speciale che il Signore rivolge ad ogni uomo, riconoscendoci figli nel figlio.