• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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25 dicembre

Solennità del Santo Natale

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Siamo giunti al Natale, i nostri preparativi del cuore sono terminati, abbiamo camminato lungo tutto l’avvento per arrivare ad incontrare Gesù che vuole trovare casa nel nostro cuore, ed eccoci qui, davanti a lui…

Da un lato, ci sentiamo un po’ come Maria e Giuseppe davanti a quel bambino appena nato, guardiamo con occhi stupiti e meravigliati la grandezza del regalo che Dio ha offerto a tutti gli uomini: il suo stesso Figlio, donato perché ciascuno di noi possa riconoscersi amato da Dio.

Se stupore e meraviglia possono in qualche modo rappresentare i sentimenti di Maria e Giuseppe, davanti al loro bimbo deposto nella mangiatoia, ecco che ad una certa distanza, nel campo, i pastori che stavano custodendo il loro gregge sono stati raggiunti dall’annuncio dell’angelo della gioia della nascita del Salvatore.

A quell’annuncio non possono restare indifferenti e si muovono, si mettono in cammino. Sì, la gioia annunciata dall’angelo non è qualcosa che ci raggiunge in maniera passiva, come se ci fosse calata dall’alto, ci è offerto l’annuncio, ora siamo chiamati a farlo nostro, ad incontrare quel bambino affinché quella gioia davvero contagi la nostra esistenza e ci renda delle persone nuove.

Se ci pensiamo bene, questo è tutto il fondamento della nostra vita, ciò che in fin dei conti ci smuove ogni volta, la ricerca della gioia, di qualcosa che riempia il nostro cuore di questo sentimento così particolare. Gioia, non felicità, perché la gioia è qualcosa di più intimo, qualcosa che nasce dal cuore e lo fa battere forte di emozione. La felicità dura un momento,  la gioia è qualcosa che è chiamato a durare a lungo. E di quella gioia i pastori vogliono essere partecipi. Sì la gioia dell’incontro con Gesù sarà di tutto il popolo, ma anzi, di più, sarà di tutti i popoli, di tutta la storia.

È la stessa gioia che oggi viene proposta anche a noi, la gioia di aver incontrato Gesù, che il suo essersi fatto uomo, aver assunto la nostra stessa carne ci ha offerto la salvezza. Gesù si è fatto uno di noi e nel far questo ci ha portato in un certo senso, un po’ più vicino Dio, ci ha permesso di riconoscere in Dio, non qualcuno da tenere buono altrimenti chissà cosa succede, cosa ti può capitare… invece ci ha dimostrato quanto è grande l’amore di Dio che per noi è disposto a tutto pur di salvarci.

Ecco che l’incontro con quel bimbo, così come lo fu per i pastori non ci lascerà indifferenti, ci farà tornare da persone nuove, persone che lodano Dio per l’evento di cui siamo stati resi partecipi.

Allora, se in questo avvento abbiamo camminato con pazienza, un passo dopo l’altro, riconoscendo con umiltà il nostro bisogno di cambiare, con la speranza di una vita non in solitudine ma vissuta con il Signore e nella fiducia che quanto lui ci chiede è il bene della nostra vita, allora sì il Natale sarà la più autentica fonte della gioia, perché riconosceremo davvero che quel bambino nato nell’umiltà di quella stalla è il Salvatore e l’unico fondamento della nostra gioia, allora sì sarà davvero Natale.