• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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18 dicembre

IV domenica del Tempo di Avvento

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Siamo ormai a pochi giorni dal Natale, il nostro cammino di Avvento giunge verso la conclusione e la Parola che abbiamo appena ascoltato ci pone davanti a Giuseppe, quest’uomo giusto, innamorato di Maria, della quale è sposo anche se, secondo le consuetudini del suo tempo, non abitavano ancora insieme.

Giuseppe si trova coinvolto in questa gravidanza straordinaria, ha saputo, probabilmente da Maria ciò che è successo, l’annuncio dell’Angelo e il suo essere incinta non per opera di uomo ma per mezzo dello Spirito Santo che ha agito in lei. Chissà se la fatica maggiore di Giuseppe è stata quella di accogliere ciò che stava succedendo oppure quella di comprendere la sua posizione, il suo ruolo, ciò che lui, sposo di Maria era chiamato a diventare per quel bambino che, biologicamente, non era frutto suo.

Ma ecco che nel suo arrovellarsi per cercare di districare la matassa e fare un po’ di discernimento della situazione, nella sua solitudine, non viene abbandonato. Potremmo dire che la sua solitudine è riempita di una presenza che non ti abbandona mai e di quella presenza, di quella parola che gli viene rivolta è chiamato a fidarsi, non a comprenderla… ma a riporre fiducia.

Fidarsi ciecamente, non vuol dire essere sprovveduti, non vuol dire lasciarsi sopraffare dall’euforia del momento, chiudere gli occhi davanti alle situazioni o ai problemi, fidarsi vuol dire riconoscere di poter riporre la propria vita e la propria esistenza nelle mani di Colui che questa stessa vita ce l’ha regalata, nell’unico che non tradisce mai, anche se a volte utilizza strade che ci sembrano tortuose o incomprensibili.

Giuseppe comprende che nella storia di Gesù ci sarà un posto anche per lui, che lui ne sarà il padre, non biologico, non spirituale, eppure sarà padre perché chiamato a prendersene cura, a dargli una casa, a farlo crescere, potremmo dire a far assaggiare al Figlio di Dio il sapore dell’esistenza umana. E a questo viene chiamato lui, un umile carpentiere, sposo di una giovane ragazza, entrambi di provincia… non viene chiamato il sommo sacerdote o uno dei dottori del tempio… le strade che il Signore sceglie sono strane, sono sempre inedite, la fantasia di Dio per la nostra salvezza è proprio grande. E Giuseppe si fida, accoglie con fiducia l’invito dell’Angelo e prende con sé la sua sposa.

Anche noi, siamo chiamati ad aver fiducia nelle strade che il Signore ci invita a percorrere, con la pazienza dei piccoli passi, con l’umiltà del riconoscere di non essere il tutto, con la speranza che in fondo al cammino c’è lui, e allora, come Giuseppe ci accorgeremo che anche la solitudine è sempre abitata e facendoci aiutare da un cantautore contemporaneo potremo dire anche noi che “io lo so che non sono solo anche quando sono solo”.