• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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11 dicembre

III domenica del Tempo di Avvento

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Sei tu colui che deve venire… è la domanda che riecheggia quest’oggi… Giovanni il Battista, il precursore, dalla prigione nella quale è trattenuto a causa della sua predicazione, manda i discepoli ad incontrare il Maestro con quella provocazione nel cuore, con l’interrogativo di chi è cosciente di non possedere la verità, di non sapere già tutto, di non aver già concluso il suo cammino di fede, ma di essere lungo il cammino.

Giovanni intravede la luce che Gesù è venuto a portare e invia i suoi discepoli perché anche loro sperimentino la grazia di avere un cuore aperto per accogliere il Messia, così come è stato annunciato dai profeti eppure anche tanto diverso dalle attese del suo tempo… li invia non con una risposta in tasca ma con una domanda. Se anche noi avessimo il coraggio di tenere in tasca degli interrogativi profondi e non solo delle risposte già pronte…

Ed ecco allora il tema della speranza che ci viene proposto per la settimana che si apre. Sperare è l’azione propria di chi confida in altro fuori di lui, di chi non ha già la certezza in mano. Se so già non ho più bisogno di sperare, se l’evento è certo al limite spererò che vada a buon fine, ma non ho bisogno di sperare nell’evento stesso. Noi non speriamo che venga il Natale, in quanto lo scorrere dei giorni lo farà giungere, salvo che giunga la fine del mondo… al limite speriamo di arrivarci oppure speriamo di viverlo serenamente in famiglia come occasione di incontro e di rinforzo dei legami con le persone più care, potremo sperare di arrivare al Natale con il cuore pronto…

Sperare, aprirsi con fiducia al domani, conservare il cuore paziente ed umile… non sono atteggiamenti messi da parte col passare delle settimane, ma siamo in un crescendo perché senza la pazienza del costruire e l’umiltà di riconoscerci bisognosi, non saremo capaci nemmeno di custodire nel cuore le domande e la speranza del domani.

Quanto è triste il cuore di chi non è più capace di sperare… il cuore che non spera è un cuore che dispera… non lasciamoci rubare la speranza. Quante volte gli eventi tristi oppure quegli eventi interminabili che non hanno mai una soluzione ci rendono difficile confidare ancora che qualcosa di buono possa succedere, possa scardinare delle situazioni incancrenite o, a volte, la ruggine del passare dei giorni e dei mesi come rende difficile tenere il cuore nella speranza…

Chiediamo al Signore che lubrifichi i nostri cuori, li faccia rivitalizzare con la sua speranza, lui sia la luce sul nostro cammino, una luce che non si affievolisce, una domanda che tiene perennemente vivi e capaci di attesa, di speranza.