• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
  • 6

01 luglio

XIII domenica del tempo ordinario

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Siamo di fronte a due miracoli di Gesù, forse a prima vista possono sembrare due situazioni distanti, senza molti punti in comune, probabilmente nemmeno si conoscevano le persone coinvolte, eppure per entrambe il desiderio è quello della salvezza e guarda caso, sono 12 gli anni di malattia della donna, proprio come sono 12 gli anni di vita di quella ragazzina. Ci troviamo di fronte ad un padre che invoca la salvezza e la vita per la propria figlioletta e una donna che cerca di toccare Gesù per essere salvata.

Un germoglio di fede forse è ciò che accomuna queste due persone… un’ultima speranza lì dove ormai non sembra esserci più nessuna speranza. Il padre si getta ai piedi di Gesù e lo supplica, mentre la donna gli tocca il mantello… possiamo dire che per nessuno dei due è sufficiente il passo iniziale, quel passo segnerà l’inizio di un cammino ulteriore che porti dalla guarigione alla salvezza.

Il padre è chiamato ad attendere… il lungo soffermarsi di Marco nel racconto della guarigione della donna, ci fa proprio entrare in quell’attesa… quanti di noi si sono riconosciuti in quelle richieste fatte al Signore, per le quali le risposte sembravano non arrivare mai, per le quali facevamo fatica a comprendere cosa il Signore ci stava dicendo con quel fatto, quella fatica, con quell’arrabbiatura.

Eppure il Signore non si scorda di quell’uomo, gli chiede di avere fede, di uscire dalla dimensione del supermercato: ho un bisogno, arrivo, cerco l’oggetto o il servizio adeguato al mio bisogno, pago alla cassa e… il gioco è fatto… con Dio le cose non funzionano così, l’invito è quello a progredire nella dimensione della fede, a vivere sempre di più nella fiducia, nell’abbandono fra le sue braccia, consegnarci a lui, come sono chiamati a fare entrambi, sia il padre che si consegna con tutto il dolore per la situazione di sua figlia, sia la donna che dopo aver compiuto quel gesto di nascosto, esce allo scoperto e si consegna a Gesù, esce dalla dimensione scaramantica e feticista del “toccare per”… Gesù non esclude la dimensione della corporeità, lui stesso infatti si è fatto uomo ed ha assunto fino in fondo la nostra umanità ed ha scelto di rimanere in mezzo a noi, attraverso il pane e il vino, non con pure teorie ma con qualcosa che possiamo vedere, toccare, gustare… però ci chiede di fare un passo avanti… riconoscere che non dipende da ciò che tocco la mia salvezza, non dipende da quanti santini porto nel portafoglio o dal fatto di avere al collo uno o più crocifissi o dall’avere in tasca il rosario… non si tratta di amuleti o di gesti scaramantici, ma potremmo dire di promemoria che hanno senso nella misura in cui ci aiutano a fare il passo avanti nella fede, nella misura in cui mi ricordano la sua presenza nella mia vita, la sua cura nei miei confronti, allora anche per me, come per quella donna e quella bimba si aprirà la porta della salvezza.