• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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03 giugno

Solennità del Corpus Domini

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Prendete… celebriamo quest’oggi la festa della consegna di Gesù ad ogni uomo, la sua vita giunge al culmine, è il punto più alto della sua manifestazione, il progetto e mistero salvifico del Padre sta per compiersi. Tutta la sua vita è stata una consegna all’umanità e una consegna dell’umanità al Padre. In questo gesto ecco che entrambi questi movimenti trovano sintesi, culmine e significato.

In quel frammento di pane, un pane che non è intero ma è un pane spezzato, come spezzata è stata la sua vita e come lo sarà anche fisicamente poche ore dopo, con la sua morte in croce… ma non solo un pane spezzato perché segno della fraternità, di una comunione che siamo chiamati a costruire ogni giorno… è per molti, non per uno solo, è un pane che viene consegnato non come qualcosa di esclusivo ma come qualcosa che ci fa sentire tutti più vicini perché nutriti dello stesso cibo. Lo stesso vale per quel sorso di vino che è versato, non è conservato in una bottiglia ben sigillata… è versato proprio perché venga bevuto e il vino è il segno della festa, della gioia piena.

Con questi due gesti Gesù si offre interamente all’umanità, si consegna a noi perché la nostra vita sia sempre più simile alla sua, perché possiamo avvicinarci sempre più a Lui e imparare a donarci gli uni gli altri con un amore sempre più simile al suo.

E il secondo movimento è quello della consegna dell’umanità al Padre. Il nostro radunarci intorno all’altare infatti ci pone in relazione diretta con la liturgia del cielo, in attesa della visione piena, della Pasqua eterna della Gerusalemme del cielo (come abbiamo pregato nell’orazione di colletta). Gesù, proprio al culmine della sua vita, ci riconsegna al Padre, nell’attesa di bere nuovamente il vino nuovo nel Regno di Dio.

Il sacramento che ogni giorno la Chiesa celebra in tutto il mondo, ci rende partecipi pienamente di questo mistero di salvezza. Gesù che si offre come nostro nutrimento ci costituisce nell’unità della Chiesa, come una comunità di fratelli e non come un’accozzaglia di individui che cercano il modo di emergere facendo capolino in una società dove l’anonimato la fa da padrone. Possa lo stile di Gesù diventare sempre più lo stile di ciascuno di noi, chiamati a spezzarci per gli altri perché lui si è spezzato per noi, chiamati a riconoscere nell’altro un fratello perché si nutre dell’unico pane spezzato per noi; chiamati ad avere uno sguardo proiettato verso il cielo riconoscendo che quanto celebriamo ogni domenica è, in fondo, un anticipo di paradiso… possano anche i nostri riti avere sempre più il carattere della festa per pregustare già qui il sapore del paradiso