• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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27 maggio

Solennità della SS. Trinità

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Andate e fate discepoli, battezzandoli.

È l’invito, anzi l’incarico che Gesù ha affidato agli apostoli. L’invito a non rimanere soli, chiusi in un gruppo elitario che sta bene insieme, un gruppo che per tre anni ha vissuto un’esperienza straordinaria ed ora vive di ricordi, magari anche di rassegnazione o peggio di nostalgia per quando c’era il Maestro e… allora sì che le cose andavano bene…

Gesù nel salutarli, invece, potremmo dire che genera un movimento centrifugo, li manda, li invia, li allontana quasi, non con l’idea di dividere gli undici ma proprio per far sì che quel messaggio possa raggiungere ogni angolo della terra.

E le consegne sono tre: fate discepoli, battezzate, insegnate a osservare. Fare discepoli implica la dimensione dell’annuncio, la Parola che raggiunge tutti i popoli perché riconoscano nel Signore l’unica via di salvezza; battezzare, il segno visibile della conversione, il consegnarsi a quell’amore trinitario del Padre, Figlio e Spirito Santo, lo stesso amore che oggi stiamo celebrando in questa solennità; e da ultimo insegnare ad osservare che mi richiama più da vicino il tema della testimonianza concreta, la testimonianza di vita… insegnare ad osservare non è questione di mettersi lì, a tavolino a comprendere tutti i cavilli della legge, come facevano scribi e farisei nei confronti della legge di Mosè, ma è mostrare con la propria condotta di vita cosa vuol dire osservare i comandamenti che Gesù ci ha consegnato, e il primo comandamento, lo sappiamo, è quello dell’amore a Dio e al prossimo come ciascuno di noi ama sé stesso.

Nell’invio però c’è anche una consegna, o meglio un essere consegnati: Gesù non li invia lasciandoli soli ma promettendo la sua presenza e vicinanza ogni giorno. È la sua forza che ha sostenuto l’annuncio dei primi discepoli e che dopo 2000 anni, ancora tiene unita, tiene in piedi la Chiesa.

In questi giorni è presente nella nostra città e nella nostra diocesi la reliquia di San Giovanni XXIII, il legame affettivo di buona parte della gente della nostra terra è certamente forte, è stato un testimone proprio di questo sentirsi accompagnato ogni giorno dalla presenza del Signore, anche quando le scelte dei superiori sembravano incomprensibili e lo portavano lontano, non solo in termini spaziali, ma lontano anche dalle scelte che sembravano a lui più confacenti, eppure anche lì si è sentito accompagnato dal Signore e dalla Chiesa e ha lasciato che fosse lo Spirito a guidare i suoi passi. Chiediamo anche noi di riconoscere ogni giorno la grazia del battesimo che si rinnova in noi, sentiamoci abbracciati e innestati in quel mistero d’amore che è la Divina Trinità e questo ci aiuti a diventare sempre più testimoni credibili non di noi stessi, ma di Lui.