• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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25 febbraio

II domenica di Quaresima

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Come il discepolo che accoglie l’invito a seguire il Maestro anche noi, quest’oggi ci mettiamo in cammino per salire su quell’alto monte, sul monte Tabor, come la tradizione lo identifica. Ci innalziamo insieme al Maestro, lì dove è maggiore la vicinanza con Dio, non perché ci si innalza rispetto al livello del mare, ma perché nella contemplazione anche del creato la nostra anima è in grado di andare in maggior profondità e riconoscere lì la presenza di Dio, passando dalla creatura al Creatore, un po’ come quando vedi un bimbo e cerchi subito i tratti di somiglianza col papà e la mamma…

Non solo, su questo monte Gesù ci offre qualcosa di più di una semplice esperienza di preghiera, mostra a quei tre discepoli che ha preso con sé la sua gloria, il suo volto trasfigurato, la sua stessa persona… Marco evidenzia con un tratto molto pragmatico, che quelle vesti bianchissime non potevano essere opera di nessun lavandaio sulla terra… vesti bianche che più bianche non si può…

Eppure questo monte è sì quello della gloria, ma potremmo dire non è quello della tranquillità… sì perché è una montagna che immediatamente ne richiama un’altra, ovviamente non per quei tre che non lo sapevano ancora e non sono in grado di comprendere ancora cosa voglia dire risorgere dai morti, ma a noi, discepoli del 2° millennio, il monte Tabor ci riporta immediatamente al monte Calvario, quel monte che solo saprà squarciare per il mondo intero la gloria del Figlio di Dio. Per ora, su questo monte, la gloria è mostrata solamente a 3 discepoli, affinché nel momento del dolore e dell’apparente sconfitta, possano avere il cuore pieno di quella luce che qui hanno potuto contemplare.

Eppure proprio nel loro essere le primizie del contemplare la gloria di Gesù, ecco che non possono rimanere a crogiolarsi su quel monte, non ci si può accampare, mettersi a bivaccare per rimanere lì in questo rapimento estatico, separati dal resto del mondo, non si può rimanere lì senza aver affrontato lo scoglio della croce.

Per questo, dopo la parola del Padre che invita all’ascolto del Figlio, come sua parola vivente, l’esperienza straordinaria termina e giunge l’ora di tornare dagli altri 9 e dalla folla, giunge il momento di proseguire il cammino, con una luce nuova nel cuore.

Il Signore ci dia la grazia in questa quaresima di fare esperienza della sua gloria nella nostra vita, ci aiuti ad entrare in sintonia con lui, a riconoscere in lui la Parola vivente del Padre da ascoltare e ci aiuti a seguirlo su quel monte che è il Calvario, a non rifiutare o scansare la croce ma accoglierla e farla nostra insieme con lui.