• Commento alla Parola domenicale
    Pubblicato da Redazione
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07 gennaio

Battesimo di Gesù

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Sono passate poche ore e per la liturgia, Gesù è già trentenne, abbiamo lasciato il bambinello adorato dai Magi ieri sera ed oggi lo ritroviamo al Giordano all’inizio della vita pubblica, quando a trent’anni si fa battezzare da Giovanni. È l’inizio del Vangelo secondo Marco che non riporta nulla dell’infanzia di Gesù ma pone come scena iniziale, di apertura, proprio la predicazione del Battista e la scelta di Gesù di farsi battezzare da lui.

Marco è molto sobrio nel suo racconto, con poche pennellate ci pone al cuore dell’evento… anzitutto con le parole di Giovanni ci sottolinea la differenza fra ciò che lui sta facendo e ciò che avverrà in seguito, potremmo dire fra il battesimo ricevuto dai connazionali di Gesù e da Gesù stesso, rispetto a quello che la Chiesa amministrerà dopo la morte e risurrezione del Signore. Giovanni riconosce la sua piccolezza e il suo porsi solo come segno per la sua generazione della necessità di convertirsi e di tornare a Dio con sincerità di cuore; mentre ciò che il Risorto ci consegna è quel battesimo in Spirito Santo. La parola battesimo significa proprio immersione, per questo il gesto compiuto da Giovanni e il sacramento che ciascuno di noi ha ricevuto si chiamano allo stesso modo pur essendo due gesti  diversi.

Gesù viene al Giordano, come i suoi connazionali anche lui va a ricevere questo gesto di conversione, non perché lui ne avesse bisogno, ma per dirci che si pone dalla nostra parte, potremmo usare un’immagine: Gesù non viene per guardarci dall’alto in basso… dall’alto della sua santità al basso del nostro peccato; Gesù si accomuna a noi, scende, si immerge in quelle acque e, potremmo dire, le risana richiamando così un episodio del libro dell’esodo, quando il popolo nel deserto trova dell’acqua ma non è potabile, Mosè dopo aver pregato il Signore vi getta un legno dentro e questo le risana, le rende acque potabili. È quanto fa Gesù: la sua discesa nelle acque insieme ai peccatori le risana, prende su di sé i nostri peccati… li assume qui unendosi ai peccatori in questo gesto, per poi portarli con sé fin sulla croce.

Quanto è forte l’immagine che Marco usa quando Gesù esce dalle acque: vide squarciarsi i cieli… non usa il verbo aprirsi ma squarciarsi… una porta che si apre è destinata prima o poi a richiudersi, un qualcosa che si squarcia indica il generarsi di una lacerazione così grande da non potersi più risanare… quei cieli si squarciano, la relazione fra cielo e terra si è fatta più vicina, il Signore ci ha resi tutti figli nel suo essere il Figlio amato.

Riconosciamo questi cieli squarciati, quanto il Signore si è fatto vicino alla nostra vita, alla nostra condizione, non abbiamo vergogna e nemmeno paura, sentiamoci invece sempre accompagnati e custoditi da Lui.