• Commento alla Parola
    Pubblicato da Redazione
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06 gennaio

Epifania del Signore

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Il brano di vangelo che abbiamo appena ascoltato ci riporta alla manifestazione di Dio in quel bambino per tutti i popoli. In quei personaggi misteriosi sia nella provenienza, abbiamo solo l’indicazione generica dell’oriente, sia nel numero nonostante la tradizione li abbia identificati in 3, sia nei nomi… credo che ciascuno di noi possa provare a scorgere la propria esperienza di fede, il cammino fatto dall’inizio dell’avvento fino ad oggi, passando attraverso il mistero dell’incarnazione che abbiamo contemplato nelle solennità del Natale.

Ciascuno di noi, nella propria esperienza di fede, ha scorto una stella, ha innalzato lo sguardo e si è accorto che qualcosa di straordinario tocca la nostra vita. Ci siamo messi in cammino nel tempo di avvento, abbiamo cercato la dimora del Maestro: questo è il cammino che la nostra diocesi ci ha proposto. Proprio come quei personaggi abbiamo camminato abbiamo osservato, magari siamo partiti da lontano perché la nostra vita di fede si era un po’ allontanata dal Signore, magari avevamo un po’ il cuore tiepido nei suoi confronti, oppure siamo partiti più da vicino, non importa, in quel cammino ci siamo stati tutti, ci siamo lasciati condurre.

Chissà, magari anche noi ad un certo punto, proprio come i Magi ci siamo lasciati prendere dalle cose della terra, da quelle illusioni, loro si  sono fatti illudere che il re dei Giudei fosse da cercare nel palazzo di Erode, noi, magari ci siamo fermati a vivere il Natale come qualcosa di molto terreno, ci siamo fermati prima di Betlemme, ci siamo lasciati affascinare dallo sfarzo e dal trambusto della grande città di Gerusalemme… magari sono cose esteriori, magari anche esperienze piene di fraternità, di stima e di relazioni, che però, se diventano fini a sé stesse non sono più il frutto di quell’incontro che abbiamo fatto, il segno di quel dono di Dio per l’umanità e, quindi, per ciascuno di noi, ma sono qualcosa che ci distoglie, ci ferma solo ad una dimensione da piano terra, senza permetterci di innalzare il nostro spirito affinché incontri il dono annunciato da quella stella.

Siamo giunti, quella stella ci ha fatto fare ancora qualche chilometro ed eccoci a Betlemme, qui ci è dato di contemplare quel bambino, nella sua piccolezza e fragilità, nella sua umiltà e povertà… che contrasto con Gerusalemme e il palazzo di Erode, che differenza fra il regnare che annuncia questo bambino e quello che fa tremare i polsi al re. Sostiamo davanti a questo bambino e consegniamo noi stessi, ci poniamo nelle sue mani, così come siamo, affidiamo a lui la ricchezza della nostra esistenza tutto quell’oro che siamo noi stessi, gli diamo la nostra preghiera, il nostro incenso che si alza al cielo e gli doniamo la nostra caducità il nostro essere finiti, creature bisognose di lui.

Il Signore ci accoglie, lui il pastore del suo popolo ci prende con sé in quei doni che gli abbiamo consegnato. Allora potremo tornare al nostro paese, alla nostra vita quotidiana, arricchiti per esserci consegnati e aver incontrato la gloria del Signore che risplende sulle nostre vite.