• Commento alla Parola
    Pubblicato da Redazione
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01 novembre

Solennità di Tutti i santi

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Stiamo celebrando la solennità di Tutti i Santi, quanto è significativo il fatto che non sia una domenica bensì un giorno feriale, un giorno qualunque oserei dire… sì perché in questo modo ci sottolinea il fatto che la santità non ha a che fare con qualcosa di eclatante, di eccezionale e non è nemmeno qualcosa riservato a qualcuno, ad una piccola cerchia elitaria che, dotata di qualche capacità fuori dal comune, sia riuscita in qualcosa di sovrumano. Celebrare i santi in un giorno comune, ci fa pensare alla santità come anzitutto qualcosa di comune, di disponibile ed accessibile a tutti, alla portata di ogni battezzato. Il cammino verso la santità, la chiamata, la vocazione alla santità è già seminata in ciascuno di noi, infatti, fin dal nostro battesimo. Ogni cristiano ha come orizzonte della sua esistenza la santità. Non confondiamola con i miracoli che sono raccontati nelle agiografie di qualche santo… non è questione di operare cose straordinarie, bensì proprio come seconda sottolineatura che ci viene dal festeggiare i santi in un giorno feriale, la santità è proprio qualcosa che ha a che fare con la ferialità della vita, con quella dimensione molto ordinaria della vita di ciascuno di noi, quelle attività, quelle relazioni, quelle decisioni e scelte che siamo chiamati a compiere ogni giorno… è lì che si incarna la nostra chiamata alla santità… non in qualche ricorrenza eccezionale, in qualche scelta straordinaria…

E come può darsi, nella vita nostra, la possibilità della santità? Anzitutto si tratta di una grazia del Signore, non di una capacità nostra, che viene seminata nelle pieghe della nostra storia. Il Signore semina la grazia sulla nostra strada, la semina con abbondanza, proprio come il seminatore della nota parabola che non getta con parsimonia il seme solo dove può dare frutto. Ma la grazia, perché venga riconosciuta ed accolta, ha bisogno della nostra libera adesione, del nostro sì accogliente e disponibile affinché quella stessa grazia passi dall’essere qualcosa che ci è calato addosso a qualcosa che dona sapore alla nostra esistenza dal suo interno.

Questo è il senso delle beatitudini che abbiamo appena ascoltato, la beatitudine non è perché le cose ti vanno bene qui sulla terra, non è perché i tuoi affari ti gonfiano il portafoglio a fine mese, non è perché le tue attività di cui hai riempito la tua vita ti appagano e ti riempiono la giornata al punto da non avere più nemmeno il tempo di fermarti a chiederti qual è il senso di ciò che stai facendo… la beatitudine sta proprio nella dimensione dell’orizzonte più grande e più alto che è capace di assumere la nostra vita se sappiamo accogliere la grazia di Dio e pronunciare il nostro sì di adesione al Signore. Allora anche ciascuno di noi riconoscerà che la grazia di Dio sta agendo, allora anche noi ci riconosceremo chiamati davvero alla santità partendo dalle nostre scelte quotidiane.